Benvenuti all'ospizio Italia

Un quadretto “amarcord” di rara bellezza ha deliziato il nostro fine settimana, fotografia emblematica dell’impeto rinnovativo del nostro paese: un giornalista della tenera età di ottantanove anni, Eugenio Scalfari, intervista l’ottantottenne presidente della Repubblica Italiana, “Re” Giorgio Napolitano I (sperando l’epiteto non sia vilipendio).


La professionalità giornalistica del primo ci aveva fatto sperare in domande come: Perché ha firmato il lodo Alfano? E perché lo scudo fiscale? Perché ha atteso un mese fra la rottura di Fini col PDL e il voto di fiducia in parlamento? Perché incaricare Monti e non andare a nuove elezioni? Perché volare con voli “low cost” ma farsi rimborsare i costi di voli di linea con guadagni da 700 euro al volo? Perché sebbene la costituzione non lo vieti ma (come si deduce dai protocolli della costituente e dall’emendamento Lami Starnuti) quantomeno lo “sconsigli”, ha accettato di rifarsi rieleggere?


Invece i due giovani ci hanno regalato reminiscenze sull’occupazione dell’Ungheria del 1956, cose moderne, cosi vicine ai nostri problemi quotidiani. Forse Bruno Vespa (contratto con la Rai, 69 anni) o il grande opinionista Vaime (contratto con LA7, 78 anni) avrebbero ringiovanito la discussione?


Purtroppo i due ottuagenari sopra non sono l’eccezione, ma rappresentano invece solo la punta dell’iceberg della gerontocrazia italiana. L’età media della classe dirigente italiana è di 58 anni. In uno studio della Coldiretti risulta che i dirigenti delle banche italiane hanno un’età media di 69 anni, più elevata addirittura di quella dei vescovi italiani (68). I presidenti dei tribunali (età media 65 anni) sono in pratica “mediamente” pensionabili, mentre i professori universitari italiani (quelli che dovrebbero far fare il salto nel futuro ai nostri figli) hanno in media 63 anni. Chi invece scrive è stato docente privato all’università di Economia di San Gallo in Svizzera all’età di 27 anni!


E non è solo un problema di dare spazio ai giovani da un punto di vista prettamente occupazionale (la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 40%), ma soprattutto di far cambiare aria nelle stanze del potere, dove mancano idee nuove, voglia di rischiare, voglia di “conquistare” invece che di difendere solamente diritti e privilegi acquisiti. Se sprechiamo i nostri giovani talenti migliori, facendoli ammuffire in sala d’attesa, non dobbiamo stupirci se l’Italia da venti anni a questa parte è ferma.


Mai una protesta senza una proposta, questo il motto che deve essere proprio del Movimento 5 Stelle. Consiglio quindi una legge che:

 

1. vieti agli enti statali, come a tutti quelli sotto il controllo dello stato, di dare lavoro direttamente o indirettamente a persone che hanno più di 65 anni.

 

2. introduca per tutti gli “over 65“ del settore privato, che hanno già una pensione o rendite di almeno tremila Euro mensili una tassa aggiuntiva sui guadagni, da usare direttamente per incentivare il lavoro o la preparazione professionale giovanile.

 

A una certa età e con la possibilità di avere una vecchiaia economicamente agiata, ci si potrebbe e dovrebbe dedicare più intensivamente a forme di volontariato, nell’ambito dei propri preziosissimi talenti, per la comunità in cui si vive. Il comune dovrebbe offrire da parte sua, a ognuno di coloro che vuole partecipare a certi progetti, una piattaforma adeguata per “rendersi utili”.


Ha ragione (ovviamente?) chi ritiene che una proposta di legge come la prima sia draconiana, radicale e rivoluzionaria: In Italia non è certo possibile attuarla. Lo fanno solo i tedeschi, famosi fondamentalisti della gioventù, dove un giornalista come Friedrich Nowottny (quello che era il loro Vespa) è andato pacificamente in pensione a 65 anni, all’apice della sua notorietà, come fanno peraltro tutti i suoi colleghi (senza scappatoie ex post tramite partite IVA) e dove (sempre in Germania) un candidato non può diventare sindaco se ha più di 65 anni di età.

 

Sono "pazzen questi tedesken"

Kommentar schreiben

Kommentare: 0