Alla ricerca della "Grillogica"

Curare un paese malato cosi come vuole fare il Movimento 5 stelle non è una cosa facile. Il problema non è diagnosticare le cause della palese patologia di cui soffre (protesta) o determinare poi una terapia adeguata (proposta), ma aver la possibilità di essere “l’unico” medico curante.


I politici che finora hanno deciso la cura avevano chi direttamente chi indirettamente un solo interesse: tenerlo in ospedale il più a lungo possibile per farsi pagare i costi della cura, quindi i loro.


Per diventare “medico curante” l’M5S ha sembrerebbe solo due possibilità: La rivoluzione (armata e/o pacifica) o vincere le elezioni per governare da solo. Tralasciando la prima possibilità, almeno per adesso, guardiamo alla seconda.


Se le elezioni si dovessero rifare con il “porcellum” non servirebbe a nulla avere un voto in più del secondo e quindi la maggioranza al parlamento, dato che non sarebbe realmente possibile con lo stesso voto averla in senato. E sicuramente un’eventuale eliminazione del senato andrebbe di pari passo (vista la maggioranza attuale di governo) con l’abrogazione di un premio di maggioranza al parlamento cementificando lo status quo. E sarebbe inoltre assurdo per il Movimento usare uno strumento di dubbia costituzionalità come la vigente legge elettorale, contro la quale si sono fatte battaglie referendarie, per vincere le elezioni.


Ritornando al “mattarellum” il risultato non cambierebbe poi molto, anzi. Anche una grande affermazione di massa del Movimento non sarebbe mai tale (più del 50%) da poter governare senza la necessità di un accordo ex post con un partito tradizionale che però il M5S a priori esclude.


Anche se si votasse con un sistema maggioritario alla tedesca, bisognerebbe arrivare minimo a un 45-46% di consensi sperando che partiti minori non passino lo sbarramento del 5% abbassando quindi la soglia per raggiungere una maggioranza per governare in solitudine. Anche se invece si applicasse un sistema maggioritario sia a turno unico (come in Inghilterra) o a doppio turno quando nessuno ha superato il 50% dei voti, la situazione non cambierebbe sostanzialmente. In ogni variante di elezione democratica è palese che le elezioni si vincono solamente con una forte componente moderata molte volte personalizzata dal candidato premier scelto perchè abbia “appeal“ sull’elettorato della sponda opposta (come Steinbrück in Germania o Renzi in Italia).


Tutto questo è fuori dal pensiero movimentista a 5 stelle che se non vuole fare coalizioni ex ante o accordi ex post elezioni e non moderarsi nei temi e (purtroppo anche) nei toni come lo fecero i Verdi in Germania, non ha una reale possibilità per via democratica di governare in solitudine. Quindi torniamo alla prima soluzione, quella rivoluzionaria.


Per una rivoluzione armata manca al Movimento sia l’impeto ideologico sia la natura violenta. L'M5S è pieno più di chierichetti che non di futuri partigiani, bravi forse a far “surfing” sul web ma inimmaginabili nella guerriglia urbana in stile siriano.


Anche per le sommosse civili in stile della primavera araba manca il personale specializzato e la massa critica. Per una rivoluzione non armata ci vogliono orde di giovani che vadano in piazza e siano pronte a lanciare sassi e a prendere botte. L’Italia è un paese di vecchi, la spinta rivoluzionaria manca nella maniera più assoluta.


Da un punto di vista razionale quindi il movimento dovrebbe essere strategicamente in un vicolo cieco, il che vorrebbe dire che chi lo dirige è incompetente. Oppure ci deve essere ancora un’altra variante.


L’ultimo sviluppo è infatti quello passivo: l’implosione dell’intero sistema. Quando mancheranno i soldi per le pensioni, per gli impiegati statali, per la salute, la bancarotta sarà definitiva, cosi come è stato in quasi tutti i paesi comunisti dell’Est Europa, e le istituzioni si arrenderanno. I governi di quei paesi uno a uno lasciarono il potere ai movimenti civili che erano fuori dal sistema per una forza di inerzia decandetale che l’implosione stessa aveva causato.


Nella visione “psicostoricamente asimoviana” dell’Italia che Grillo deve aver pensato o sentito, il paese ha passato economicamente e socialmente quello che si chiama “the point of no return”, il punto dopo il quale non si può più tornare indietro, quando la decadenza è ineluttabile. Se questo sarà il futuro, ci dovremo preparare ad agonizzare ancora per un lungo periodo, perché abbiamo medici esperti nell’accanimento terapeutico tipico per i parassiti che vogliono preservare il loro organismo ospite.


Pur se tristemente, almeno si evince da questo ragionamento una certa logica nel fondamentalismo di Grillo a non voler farsi “contagiare” dal vecchio sistema, sia quello partitico che quello mediatico. Il presentarsi alle elezioni era necessario per dare visibilità all’alternativa politica e il lavoro a livello comunale, regionale e nazionale per dare dimostrazione di credibilità operativa tramite una coerenza comportamentale ai limiti della pedanteria. È questo essere fuori e diversi a preservare la garanzie di poter ereditare il potere quando i rotori degli elicotteri saranno l’ouverture dell’implosione.


Seguendo la stessa logica si può anche derivare che il successo del M5S alle ultime elezioni politiche è da ritenersi contro produttivo alla causa sopra, nel senso che le dimensioni del successo possono assurdamente ritardare ulteriormente la fine del sistema. La partitocrazia non avrebbe reagito con vari atti finora puramente simbolici all’aumento dell’assenteismo (non nuoce loro) e nemmeno se la pseudo antipolitica si fosse arenata sul 10% (pura funzione di alibi).


Un eventuale calo del Movimento potrebbe invece a lungo termine essere vantaggioso per il periodo dopo che anche l’ultimo eroe di vetrina (Renzi) avrà giocato le sue carte e immancabilmente perso, dato che tutte le soluzioni politiche che potrà attuare saranno sempre e solo, per il DNA di questi partiti, medicine omeopatiche quando invece urge il trattamento con antibiotici, quelli che eliminerebbero i parassiti, quindi loro stessi.


Questo è il perfetto paradosso su cui logicamente poggia la strategia del Movimento: i partiti non potranno mai suicidarsi e non facendolo sono costretti a morire. Cambiassero per un miracolo evoluzionistico non farebbe differenza, dato che la loro metamorfosi in "bene" sarebbe il successo del Movimento senta nemmeno doversi applicare. Un successo in riflesso.


Sarà da verificare comunque da una parte se il Movimento saprà rigenerarsi concettualmente superando la fase “guruistica” ed entrando in quella di organismo multiforme e autonomamente pensante.


Dall’altra parte non è trascurabile quale sarà la situazione post implosione. Anche la migliore cura ha bisogno che il paziente abbia qualche riserva per poterla sostenere. In caso contrario ci vorrà troppo tempo per la ripresa. Ce ne vorrà meno a imparare il tedesco o l’inglese e migrare verso il lavoro, trasformando definitivamente il nostro paese in un paese sottosviluppato.

 

Kommentar schreiben

Kommentare: 0