Sardegna? Meglio a nuoto

Nell’articolo del mese scorso si è detto dei “fattori fondamentali dell’economia” quali energia, trasporti, agricoltura, digitalizzazione informatica, formazione professionale, che dovrebbero essere la base di un piano industriale regionale. Dopo aver già affrontato il tema dell’energia per e della Sardegna è la volta dei trasporti.


Purtroppo in tutti i paesi dell’Europa meridionale non si è mai capita a fondo l’importanza dei trasporti e quindi dell’infrastruttura logistica (strade, ferrovie, stazioni, porti e aeroporti) per lo sviluppo economico. Invece, in Germania specialmente, ma genericamente in tutta l’Europa settentrionale, è quasi un concetto ideologico: L’infrastruttura non si discute, si fa. E non dai privati, ma dallo stato!

Proprio seguendo le leggi “dell’ordoliberalismo” della scuola di Friburgo che sfocia dopo la seconda guerra mondiale “nell’economia sociale di mercato” di Adenauer ed Erhard, la Germania ha costruito la propria fortuna. Questa forma più progressista del liberismo rende il mercato meritocratico ed evita gli eccessi delle disparità sociali tipiche delle economie americane e purtroppo, sempre più, anche di quella italiana.


Ecco quindi che le differenze dopo anni vengono al pettine: In Germania ci sono 235.000 km di strade, di cui 13.000 km di autostrade, importanti per il settore industriale e 35.000 km di ferrovia. In Italia 180'000 km di strade, ma solo 6.400 di autostrade e 16.530 di km ferroviari, dei quali pochi, oltretutto, adatti alle alte velocità. Le differenze poi tra Italia del Nord e quella del Sud e le Isole sono enormi e palesi solo guardando la carta stradale.


Ancora più fondamentali ovviamente sono i trasporti per un’isola. La nave può essere una via di trasporto molto vantaggiosa, ma solo quando le distanze sono considerevoli. La concorrenza è l’aereo, se si trasporta merce che non si deteriora. Se invece si vive di turismo e si dipende in pratica da pochi traghettatori privati, in odore di palese oligopolio, non bisogna meravigliarsi se questi poi fanno solamente i propri interessi e non quelli degli isolani.


Una famiglia con 2 figli che viene in Sardegna dal 3 al 18 di agosto, partendo da Genova per Olbia, spende solo per il viaggio di andata e ritorno con una cabina esterna della Linea Moby 1.409 Euro, pasti esclusi. Per spendere meno bisognerebbe saper nuotare!


La stessa famiglia spende 2.200 Euro per 2 settimane all’Hotel Adriatic a Dubrovnic, Croazia con colazione e cena, 2 stanze e la spiaggia a 50 metri. E con gli stessi 1.400 Euro, come sopra per il solo traghetto, questa famiglia nello stesso periodo fa le ferie in un B&B a Ostuni, Puglia, volo o viaggio in auto incluso.


La regione Sardegna non ha ancora capito come funziona l’intreccio fra trasporti ed economia. Non si aspetta che ci sia richiesta per fare un’offerta, ma è l’offerta che crea la richiesta: Se la regione non garantisce per esempio, che la tratta aerea Amsterdam-Olbia sia operativa, almeno una volta alla settimana, per tutto l’arco dell’anno, come può un imprenditore olandese aprire una ditta nella Gallura o un ricco pensionato di Den Haag comprare una casa a San Teodoro se poi è impossibilitato a raggiungere l’isola fuori stagione?


In Germania le conoscenze di queste interdipendenze tra infrastruttura e sviluppo economico sono invece nel DNA della politica, senza differenze tra destra e sinistra, perché il buon senso non appartiene alle ideologie. “Comprata” la Germania dell’Est da una Confederazione Russa, alla ricerca disperata di soldi, i tedeschi hanno prima di tutto cominciato a costruire autostrade, ferrovie, porti di mare e porti fluviali, impianti di energia rinnovabile (soprattutto eolico), centri di ricerca per tecnologie moderne (microchips, pannelli solari, microalghe, ottica etc.). Tutto finanziato dallo Stato.


Subito dopo, dato i grandi vantaggi logistici della “nuova” Germania orientale e incentivi fiscali non indifferenti, i grandi conglomerati industriali tedeschi non hanno portato le loro fabbriche in Romania o Bulgaria come molti industriali italiani, ma si sono insediati vicino a Dresda, Lipsia, Magdeburgo e ovviamente a Berlino. Oggi proprio lì (oltre che in Baviera) risiede l’eccellenza produttiva tedesca, tanto che l’Ovest tedesco vuole un programma d’investimenti per pareggiare il conto.


La lezione da imparare per la regione Sardegna è quindi facile:


1) Allestimento immediato di una flotta regionale “non profit” di traghetti in numero sufficiente per “guidare” il mercato con dipendenti residenti in loco che si spera sappiano identificarsi meglio con il biglietto da visita dell’isola che il traghetto rappresenta per un turista. Tutti gli altri traghettatori potrebbero essere costretti ad adeguare i loro prezzi, si potrebbero stipulare contratti di parziale sovvenzione da parte della Regione, sempre seguendo gli indicatori di qualità (ad esempio puntualità, accoglienza, igiene, costi, sicurezza, numero di viaggi) dettagliatamente oggettivati per un facile controllo con penali per mancato rispetto delle condizioni contrattuali. Ovviamente, applicando un sistema bonus/malus in proporzione ai salari dei dipendenti se i traguardi stabiliti siano stati raggiunti, superati o mancati. Chi non “rende”, a medio termine, deve togliere il disturbo. È singolare che non esista in Italiano un verbo che spieghi l’inglese “perform”, altro che posto fisso o raccomandazioni. Non dovrebbe essere più tempo per queste cose, l’Euro ci costringe a competere con nazioni in cui non esistono nepotismo e clientelismo, bensì solo meritocrazia.


2) Aste per le ditte aeree (come ad esempio easyjet, ryan air, meridiana, alitalia etc.) per avere le sovvenzioni regionali per garantire la continuità territoriale con i grandi conglomerati europei. I costi di queste tratte possono essere quantificati facilmente, e tramite una politica dei “libri aperti” (open books) la regione potrebbe coprire i costi di investimento fino a quando l’offerta abbia creato sufficiente richiesta e quindi le sovvenzioni diventano obsolete. Ovviamente questi investimenti devono andare pari passo con un piano per lo sviluppo turistico nella bassa stagione, incentivando gli hotel con offerte di wellness e di attività sportive, in modo che si crei la richiesta citata sopra.


3) Investimento nell’infrastruttura stradale e soprattutto ferroviaria regionale.

Con due centri portuali e aerei, uno a Sud e uno a Nord, dovrebbe essere possibile in un’ora raggiungere ogni paese, almeno i litorali. Per fare ciò è necessario investire nel trio logistico adeguatamente integrato aereo, treno, autobus.


Ovviamente tutto questo non sarà possibile prima di avere almeno una vera autonomia fiscale della Sardegna o addirittura essere politicamente indipendenti. Ma per questo i sardi dovrebbero mettersi d’accordo e trovare finalmente un’identità isolana!

 

 

Kommentar schreiben

Kommentare: 0