Se il contante non contasse

Lo stato italiano è indebitato per il 120% del prodotto interno lordo (PIL), una somma che supera i 1900 miliardi di Euro. Siccome il bilancio non è mai in attivo da decenni, e quindi lo stato italiano non ha “risparmi” per restituire anche solo in parte il debito acquisito, anzi ne fa sempre di più, è costretto a rifinanziarsi, cioè a sostituire quella parte di debito che scade con uno nuovo. I nuovi creditori vogliono, oltre ovviamente alla restituzione del capitale alla scadenza, anche un interesse che rispecchi il rischio che loro corrono. I mercati, che non sono un’entità esoterica, ma tutti quelli che investono in titoli di stato, ritengono che se il rischio di non ricevere il capitale prestato cresce, più alto deve essere l’interesse. Nel caso dell’Italia al momento l’interesse per contratti decennali è del 5.5%, per la Germania solo dell’1.8%. 

Per la Germania è un grande affare. L’“affidabilità” del loro debito li premia, indebitandosi risparmiano. L’inflazione nella zona Euro è, infatti, al 2.7% e siccome gli interessi sui titoli di stato tedeschi sono sotto questa cifra, il loro debito effettivamente diminuisce. Oggi con la moneta unica l’Italia è svantaggiata doppiamente: non può “svalutare” la moneta per far riacquistare competitività alla propria industria (metodo comodo ma che alla fine con prospettiva globale impoverisce chi lo applica) e non può (o poco) “usare” l’inflazione per recuperare terreno sul debito, cosa che assurdamente invece può fare i paesi “virtuosi” dell’Europa settentrionale.

 

Guardando alla Germania si deve costatare che dal 1990 si è indebitata per 1500 miliardi di Euro, investendo gran parte di questi capitali per costruire ex novo l’infrastruttura di tutta la parte Est del paese (strade e autostrade, linee ferroviarie, porti e aeroporti, università e istituti di ricerca, centrali elettriche) o rilanciare la propria economia (programma di agevolazioni fiscali), aumentando la propria produttività conciliando la modernizzazione degli impianti industriali con un abbassamento dei costi del personale tramite una maggiore liberalizzazione del mercato del lavoro (piano Agenda 2010 del “socialdemocratico” Gerhard Schröder deciso nel 1999). La maggiore competitività delle ditte tedesche sui mercati internazionali e il vantaggio per loro di avere la stabilità dell’Euro nel mercato comune europeo hanno portato a una crescita del PIL tedesco, più entrate fiscali e quindi meno necessità di nuovo debito pubblico, anzi riduzione del 2% nel 2011 (da 81% a 79%) rispetto al 2010.


Per diventare “virtuosa” l’Italia dovrebbe ogni anno contemporaneamente investire per modernizzare le infrastrutture (maggiori uscite per almeno cinquanta miliardi), abbassare le tasse e i costi del lavoro (meno entrate per cinquanta miliardi) e restituire parte del debito (maggiori uscite per cento miliardi). Sommando l’Italia dovrebbe “liberare” 200 miliardi (!) di Euro all’anno per almeno un decennio. Se il debito si riducesse così a ca. 1000 miliardi, l’Italia diventerebbe uno dei paesi più virtuosi della zona Euro con un debito a meno del 60% del PIL, che poi diminuirebbe (a parità di bilancio) automaticamente con la formula inflazionistica sopra citata.


Chi crede che questo sia impossibile non sa che allo stato Italiano ogni anno vengono a mancare ca. 180 miliardi di Euro di tasse non pagate per un valore dell’economia sommersa italiana di quasi 420 miliardi di Euro (stime della Tax Research London per l’anno 2009), ovviamente record Europeo, e che la corruzione in Italia è stata stimata a sessanta miliardi di Euro mentre il fatturato della criminalità organizzata è stimato abbondantemente sopra i 150 miliardi di Euro. Anche se in queste cifre ci sono dei fattori che sommando si annullano, i 200 miliardi di Euro ci sarebbero. Il problema è quindi come recuperarli.


Una possibilità sarebbe diventare tutti “svedesi”, quindi meno “furbi”, dichiarare tutto e pagare equamente le tasse. Dato che questo non è probabile, lo stato Italiano ha accentuato la lotta contro l’evasione fiscale aumentando i controlli. Questo ha fatto ritornare nel 2011 ca. 12 miliardi di Euro nelle casse dell’erario, ne mancano 188!


Ci sarebbe un metodo molto facile non per recuperare l’evasione ma per evitarla in maniera totale: Eliminare i soldi, cioè il denaro contante, il vero “vulnus” del nostro paese. In Italia girano più contanti che in Germania (50% in più) pur avendo venti milioni di abitanti in meno. C’è necessità di contante per pagare in nero, per corrompere, per eseguire operazioni da occultare, perché illegali.


Se ogni italiano avesse solo la carta di debito (non di credito) per il pagamento elettronico al momento dell’acquisto, come si potrebbe evadere? Non occorrerebbero controlli di scontrini, la guardia di finanza si potrebbe concentrare solo sulle operazioni internazionali. Pagando tutti si potrebbero diminuire le tasse a percentuali IRPEF risibili che andrebbero dal 10 al 25%. Ovviamente tutte le operazioni bancarie “online” cosi come la gestione del conto corrente sarebbero completamente gratis. Ipotetico? No. In Svizzera lo sono per tutti i proprietari di conti correnti di banche cantonali già da molti anni. In Italia invece si paga annualmente per una gestione “media” del conto corrente ca. 100 Euro secondo la Banca d’Italia, fino a 300 Euro secondo la stima della commissione europea.


Senza il contante come si potrebbe corrompere? Forse con uova, galline e formaggio? Improbabile che ne valga la pena. Comprare droga diventa difficile, e comunque (anche cambiando il nome alla merce) il prezzo rimane uguale e il venditore deve pagare le tasse, cosi come ogni “escort” dovrebbe forzatamente farlo, perché il fatturato diventa una somma di entrate su un comunissimo estratto conto, facilmente controllabile.


La perdita di “privacy” è palese, ma il conto corrente è pur sempre privato e solo visibile dal diretto interessato cosi come oggi lo sono i dati telefonici del proprio cellulare. Ovviamente l’abolizione del contante dovrebbe essere accompagnata da leggi molto severe nei riguardi dell’abuso dei dati bancari da parte di terzi. Tecnologicamente digitalizzare la totalità delle operazioni di pagamento è possibile da quasi venti anni.


Un altro vantaggio ci sarebbe: Le banche italiane non potrebbero fallire come farebbero oggi se solo il 10% dei risparmiatori prelevasse in contante quello che hanno sui loro conti e lo mettessero sotto il materasso.


Purtroppo manca per questo “uovo di colombo” la volontà politica, poiché alla fine la situazione attuale fa comodo a molti. Non agli svedesi, che non contenti di essere “svedesi”, stanno pensando come evitare quel poco di evasione e criminalità che esistono nel loro paese proprio eliminando i contanti. Come se ne avessero bisogno.

 


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