L'isola che non c'è

Quando si parla di crisi riferendosi alla Sardegna ci si domanda quando questa sia iniziata e quando mai un periodo tale sia finito. A dire il vero la crisi sembra essere una specie di “perpetuo immobile”. Forse sarebbe meglio essere più sinceri e ammettere l’incapacità palese di sviluppare l’economia, quando questa, spinta da altre economie europee, non vada per inerzia. Forse anche perché a differenza di altri paesi in Italia e in Sardegna non esiste un piano di sviluppo degno di questo nome, il cui primo capitolo sia doverosamente la documentazione dello status quo, confrontandosi nel caso nostro con la “concorrenza” delle altre “isole” d’Europa (quelle con il mare attorno, ma anche quelle che voglio esserlo per scelta come Alto Adige e Valle d’Aosta in Italia, ma anche Svizzera e Norvegia a livello di stati in Europa) riconoscendo i propri punti di forza e le opportunità cosi come le debolezze e le minacce per l’economia della propria “isola”, sviluppando quindi piani industriali per rafforzare le prime e limitare le seconde.

Le isole hanno svantaggi logistici evidenti, la loro partecipazione al mercato globale parte con il pedaggio di costi di trasporto maggiori (sia per importare le materie prime, sia per esportare il prodotto finale) che compromettono la competitività delle loro aziende. Inoltre lo sviluppo di queste risente di un mercato troppo piccolo e nel quale è difficile assicurarsi i vantaggi della “economy of scale”.

 

Proprio per “difendersi” da questi svantaggi naturali le isole sono solite bilanciarli con contromisure politiche. Tra le prime misure ci sono esenzioni dall’IVA o varie altre accise, come per esempio per alcune isole tedesche del mare del Nord che cosi attraggono turisti “per fare la spesa”. Ma soprattutto agevolazioni fiscali per privati e ditte diventando dei paradisi fiscali come le isole della Manica, o l’isola di Man ma anche “isole stati” come l’Irlanda.


Inoltre le isole si difendono, avendo quasi tutte una ampia autonomia legislativa e molte anche la sovranità delle tasse, mettendo barriere alle importazioni per proteggere l’agricoltura locale medio piccola, che altrimenti verrebbe distrutta dall’agricoltura di tipo industriale continentale, che lavora su terreni fertili e piani con infrastrutture collaterali moderne. Inoltre avvantaggiano queste “isole normali” le forze produttive locali sia nel mondo del lavoro che in quello degli appalti pubblici. E ovviamente agevolano i trasporti dei cittadini privati riducendo i prezzi di traghetti e aeri per i residenti dell’isola in maniera considerevole.


Vediamo allora di applicare un po’ di “best practice”, di confrontarci dunque con gli altri, prendiamo per esempio, per non essere troppo crudeli paragonandoci alle isole del nord dell’Europa, realtà simili alle nostre come può essere quella delle isole Baleari, anche loro nel Mediterraneo, anche loro concentrati sul turismo e sull’edilizia, gruppo di isole piccole con una superficie totale di un quinto di quella nostra ma pur sempre con più di un milione di abitanti.


Le isole Baleari sono una comunità autonoma come molte delle regioni della Spagna, che ha un’impostazione molto più federale di quanto non l’abbia l’Italia. Il governo delle Isole Baleari gode in gran parte di sovranità fiscale. Il reddito pro capite dei cittadini delle isole è di quasi 25'000 Euro, sopra la media europea di 23'500 Euro e molto al di sopra della media sarda di meno di 20'000 Euro. Anche le Baleari come la Sardegna vengono confrontati con i problemi di un turismo di ca. 10 milioni di persone l’anno che esige infrastrutture adatte e costose. I prezzi dei traghetti Barcellona Palma sono paragonabili (andata e ritorno con auto e cabina ca. 340 Euro) a quelli Livorno Olbia, solo che i residenti delle Baleari su tutti i traghetti e i voli ricevono uno sconto del 50%. Con intelligenza aziendale soprattutto a Mallorca il governo delle Baleari è riuscito ad allungare la stagione turistica, che parte lì addirittura a marzo con i cicloamatori accaniti e finisce a novembre con i pensionati di mezza Europa in cerca delle ferie low cost. Noi in Sardegna invece con un potenziale di un entroterra sensazionale per il trekking e ovviamente il ciclismo sia da strada che da mountain bike abbiamo una stagione che quasi si limita a luglio ed agosto. Mentre il prodotto interno lordo delle Baleari è tra i più alti della Spagna quello della Sardegna è tra i più bassi in Italia.


Non crediamo che il paragone con altre isole del Mediterraneo sia di conforto. Cipro sta viaggiando a velocità doppia e pur venendo da un passato travagliato per il problema etnico ha un reddito pro capite maggiore di quello sardo e quasi pari a quello italiano. Ed ovviamente hanno attratto molte aziende con agevolazioni fiscali notevoli. Addirittura Creta pur nell’ambito disastroso greco proprio tramite al turismo gode di miglior salute delle altre regioni elleniche e non sta peggio della Sardegna.


E nemmeno si può dire che le altre isole vengano aiutate di più della Sardegna, anzi. Mentre il programma Europeo prevede aiuti finanziari alle Baleari per il periodo 2007-2013 per una somma di più di 100 Mio. di Euro, per la Sardegna ne sono previsti più di 600 milioni da parte della Comunità Europea, ovviamente, come di solito per i fondi europei, se lo Stato di appartenenza ne mette almeno altrettanti.


Certo è che focalizzare solo il lato dei guadagni è relativo, poiché bisogna anche tenere in considerazione il costo della vita che in Sardegna a confronto delle Baleari quindi dovrebbe essere più basso. Invece no. Prendendo ad esempio sia i prezzi per l’elettricità che quelli per l’acqua sono più alti in Sardegna che non alle Baleari, anche se li hanno il prezzi più alti di tutta la Spagna.


È evidente quindi che il problema sardo è alla fonte. Manca quello che esiste in tutte le altre isole: una forza o forze politiche che facciano gli interessi degli isolani, a prescindere da ideologie partitiche oggi peraltro del tutto anacronistiche. La politica prima di tutto è fare gli interesse specifici di coloro che danno il voto ai loro rappresentanti. E specifico vuol dire nel nostro caso, interesse isolano. Ma mentre in tutte le altre “isole” italiane (non solo la Sicilia, ma anche l’Alto Adige e il Valle d’Aosta esistono partiti prettamente regionali che hanno quasi sempre la maggioranza dei voti e quindi una maggior peso politico a livello nazionale, questo in Sardegna non si vede. Per questo la Sardegna è in un certo senso l’isola che non c’è.

 


 

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